Blitz alla Camera dei Deputati sugli e-Sports

Un tentativo che potrebbe essere definito eroico visto l’ambito generale nel quale è stato proposto ma il risultato è lapidario: l’Italia non è pronta.

Tutto si è consumato nel giro di due giorni, dal 24 al 26 giugno, che sono bastati per fare l’ennesimo passo indietro in Italia. Ma partiamo dall’inizio: un emendamento di legge che provava di fatto ad inserire la figura lavorativa di chi si occupa di e-Sports (questo uno dei modi utilizzati nelle trascrizioni ufficiali della Camera ndr) in Italia. I resoconti stenografici delle sedute d’Assemblea sono chiari, lo scopo è quello di parlare di sport, aggiungendo anche gli Sport Elettronici come figure lavorative a tutti gli effetti. L’anomalia di riferimento che si indica sono i militari sportivi che sono trattati come dei “lavoratori” a tutti gli effetti pur svolgendo attività sportiva in modo prevalente.

Fratelli d’Italia nell’emendamento Butti, che sopra ho ricordato, aveva evidenziato anche la necessità di individuare le aziende sportive sulla base del proprio fatturato: società come quelle della pallavolo, dei massimi campionati, maschili o femminili, o del basket di A2, del rugby, della pallanuoto superano abbondantemente il fatturato di un milione di euro, sono imprese vere e proprie, non semplici ONLUS.

In realtà, sono semplicemente società dilettantistiche, solo perché così avrebbe deciso il presidente della federazione. Questa è un’altra ipocrisia che va superata. Queste aziende sono, invece, a tutti gli effetti vere e proprie società professionistiche e, come tali, devono fornire ai propri lavoratori sportivi le stesse tutele degli atleti professionisti. In questo ambito va ricordato al Governo che non esistono solo gli atleti, ma altre figure che sono state definite nella proposta di legge delega come collaboratori di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale.

Se in questa definizione ci sono anche i preparatori atletici, i massaggiatori, i segretari amministrativi, i medici, nulla quaestio; non ci sono sicuramente quelle figure di lavoratori negli ambiti degli e-sport, in quanto li e-sport non costituiscono una disciplina sportiva; dovrebbero esserlo, ma, intanto, cominciamo, come richiesto da Fratelli d’Italia nel suo emendamento, a dare loro un rapporto di lavoro ben individuato, seguendo l’unica legislazione esistente all’interno dell’Unione europea, che è quella francese.

intervento di Paola Frassinetti (FDI) alla Seduta n 195 di lunedi 24 giugno 2019

Il tutto ruota sulla volontà di andare a definire con maggiore precisione l’ambito sportivo come un ambito lavorativo e quindi andare a far emergere nella legalità tre figure oggi esistenti tanto negli sport quanto negli Sport Elettronici: dilettanti, professionisti e semiprofessionisti. In questo contesto l’inserimento delle attività relative agli Sport Elettronici sarebbe stato oltremodo benvenuto visto l’interesse crescente e la scarsissima informazione (e regolamentazione) in merito. Moltissime sono le realtà che ad oggi non sanno come svolgere attività relativa agli Sport Elettronici e tante altre quelle che danno credito ad indicazioni sommarie, nelle migliori delle ipotesi.

Tutto sommato si potrebbe raffigurare, nella proposta di mozione, l’idea stessa di riconoscere o meno i videogiochi come sport che vede moltissime divergenze tra chi vede nell’attuale struttura (mouse, tastiera, pad o cabinati) l’impossibilità di un’attività sportiva e chi (come anche il Comitato Olimpico Internazionale) non considera questo un vero limite. Si potrebbe parlare di altre attività sportiva a “bassa incidenza d’attività motoria” o delle competizioni che sfruttano realtà aumentata o realtà virtuale per le quali si parla sempre di Sport Elettronici ma non è questa la sede.

In conclusione, alla fine della giostra, mentre al livello mondiale si rincorrono gli annunci di chi regolarizza la disciplina sportiva (ultima la Giamaica nel gennaio 2019) e chi, anche in Europa, legifera in materia (come la Francia) in un aumento l’interesse generale, l’Italia preferisce prendere tempo. Anche un’istituzione monolitica come il Comitato Olimpico Internazionale nel lontano ottobre 2017 ha dovuto ammettere che l’ascesa degli Sport Elettronici al livello mondiale come pratica sportiva va: compresa, accettata e regolamentata, ovviamente con tutti i distinguo del caso (e siamo qui per questo! Ndr).

E dopo tutto il parapiglia la possibilità di un cambiamento radicale e benefico per molte realtà tutto torna quiete: gli Sport Elettronici in Italia sono un settore ancora “sommerso” sotto tutti i punti di vista.

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